Come validare un’idea di Startup secondo Francesco Cardoletti

Avviare uno startup studio

Questo è il terzo articolo in cui ti spieghiamo come validare un’idea di Startup. Qui trovi il metodo di Jake Hurwitz, qui quello di Brent Freeman. Ora è il momento di ascoltare Francesco Cardoletti. Francesco è un esperto di Venture-Builder/Startup e Co-Founder/CEO di PawSquad (acquisita da IVC Evidensia). Collabora con realtà come Citi Group e Unilever Foundry (Unilever) nonché con le migliori scaleup e startup del mondo per scatenare innovazione dirompente su scala globale.

Come validare un'idea di Startup: la centralità del “bisogno inascoltato”

Confrontato con gli altri due metodi, questo è meno schematizzato. Segue un taglio più discorsivo, meno frammentato in elenchi puntati, proprio come siamo abituati a ragionare. Infatti ti offre un’ottima panoramica e spunti di riflessione per validare la tua idea e capire subito se continuare a lavorarci sopra oppure no. Partiamo da un assunto fondamentale: la maggior parte delle persone che lanciano un’idea si accorgono dei punti di carenza-debolezza solo a danno fatto, quando l’idea è crollata e l’azienda fallita. Perché  ciò avviene? Perché sovente non si analizza in profondità la propria idea e ci si rende conto di quello che non funzionava a giochi fatti. È invece vitale (proprio nell’ottica della Startup) concentrarsi prima di tutto sui punti di debolezza della propria idea, approfondendo il più possibile e cercando di spacchettare così da capirne la complessità e poter ragionare subito su come risolverli.

Volendo proporti uno dei soliti elenchi puntati per presentarti le tue priorità, sarebbe questo.

  • Problema
  • Soluzione
  • Value Proposition
  • MVP/Prodotto
  • Lancio

Si parte dal Lancio? No, è l’ultimissima cosa. Si parte dal prodotto? Giudica con i tuoi stessi occhi. Se ricerchi il successo (e in effetti avrebbe senso), lo decidi all’inizio, con i primi due passaggi.

Un’idea di Startup deve partire sempre da un problema e da un cliente per il quale questo problema è molto sentito. In che senso? Non c’è soluzione se non c’è problema. Identifica quest’ultimo nel dettaglio, e da tutte le angolazioni. Accertati che sia realmente condiviso da un numero di persone adatto ai tuoi piani. Se proponi sidro di mele biologico ne avrai un certo numero; se proponi birra, un altro. Il punto, qui, è comunque capire se c’è un reale problema al riguardo. Altrimenti non c’è la soluzione. E non c’è bisogno della tua azienda. Semplice.

Come si possono trovare questi problemi? Beh, bisogna scavare e documentarsi il più possibile in modo da poter avere una panoramica ampia e chiara di quali siano i bisogni inascoltati. A volte, in Mamazen troviamo il problema osservando semplicemente le difficoltà quotidiane ma poi scopriamo quanto sia diffuso, facciamo test, guardiamo i dati. Per avere questa panoramica puoi utilizzare diversi strumenti, come interviste, dati statistici, articoli socio-demografici, ricerche di istituti privati e pubblici. Usali per trovare il segmento di persone che sia potenzialmente interessato alla soluzione che proponi. E poi accertatene.

«Sfortunato l’arrotino che vuole affilare la
katana a chi una katana non la vuole… ma è
sfortunato, o stolto?»

da LA BUSHIDŌ SECONDO MAMAZEN

L'importanza di conoscere il target/customer

Infatti, ora che sai qual è il problema/bisogno inascoltato c’è bisogno di conoscere bene “chi” ha quel bisogno/problema: sarà lui il tuo target di riferimento. E se tutto va bene, diverrà il tuo futuro cliente. Quindi è il momento di iniziare la Customer Discovery del tuo prodotto. La Customer Discovery ti fa capire esattamente come pensa, come parla, dove si trova (social, etc.), che valori ha, che ideali persegue, qual è il suo reddito e la sua capacità di spesa. Tutti questi dettagli si rifletteranno sul prodotto, per crearne uno su misura.

«Diremo allora questo: nel nostro Impero ci
sono un sacco di katane. Non tutte hanno
un padrone che sa di doverle affilare»

da LA BUSHIDŌ SECONDO MAMAZEN

Attenzione però. Ti devi fare anche un’altra, fondamentale, domanda. Potremmo stare qui ore, e siamo certi che sarebbe l’ultima a venirti in mente, perché sembra folle. Ti devi chiedere: il mio target è cosciente del problema che ha? Vedi, sembra assurdo. Ma non sempre il tuo target sa di avere un problema. Oppure non lo percepiscono come tale. Insomma, non stanno cercando una soluzione. Tra i tanti strumenti di cui puoi servirti per definire la tua idea di Startup, noi di Mamazen ti consigliamo sicuramente le interviste. Hanno un alto tasso di profilazione. Ma usa quello che preferisci, non ci sono regole fisse. L’importante è uscirne con un riscontro pratico (e non teorico) del sentiment che il tuo pubblico ha. Anche questo si riflette sul tuo prodotto: miglioralo in base ai risultati. Cerca di farlo assomigliare sempre di più a quello che la gente vuole. Non andare in overload di contenuti. Ad esempio non fare troppe interviste e non raccogliere dati eccessivi che alla fine ti mandano solo in confusione.  L’overthinking non è positivo. Mai. Crea un campione di persone e intervistale, non strafare, rischieresti di rimanere impantanato.

La regola “Done is better than Perfect” è un mantra che devi seguire.

Altre domande da porti per sapere come validare un'idea

Per validare un’idea di Startup efficacemente devi ragionare su quelle che vengono chiamate “Assunzioni di Rischio Principali”, cioè le assunzioni che potrebbero far “crollare la tua idea”. 
Vediamo quali sono le domande che ogni startup dovrebbe porsi, a cui trovare la risposta, per raggiungere il product market fit.

  1. Ci sono early adopter che stanno attivamente cercando una soluzione per il problema che ho identificato?
  2. E’ possibile trovare questi early adopter in un modo sostenibile?
  3. Sono disposti a pagare (soldi, dati o qualsiasi altra “valuta” utile al mio business per crescere) per la mia soluzione?
  4. Siamo davvero capaci di risolvere il problema? 
  5. Una volta sviluppato un prodotto che gli early adopter usano e pagano, siamo capaci di scalarlo?

Se ricordi gli altri due metodi, avrai notato che in questo non c’è un limite di tempo ideale. Questo non vuol dire prendertela comoda e impiegare un anno. Secondo mantra da seguire? Imparare il più possibile nel minor tempo possibile. La lean validation si basa sulla velocità di ‘apprendimento’. La sperimentazione ha l’obiettivo di imparare per eliminare il rischio dal business nel modo più veloce possibile.

«Il vero samurai ascolta sempre. Non per
ripetere. Né per rispondere. Ascolta perché
se no non avrebbe le orecchie»

da LA BUSHIDŌ SECONDO MAMAZEN

E ora che si fa?

E ora che si fa? Mettiti in gioco. Ti abbiamo fornito tre metodi per poter validare un’idea di Startup e partire con il tuo progetto. Non c’è un metodo più giusto dell’altro, se non quello (potremmo definirlo il quarto) di utilizzarli tutti;e tre per essere preparati nel miglior modo. Ma forse, è giusto che ognuno agisca con cosa si trova meglio.
Come diceva Boris Yellnikoff però, basta che funzioni.

Il nostro Dojo ha bisogno di nuovi Sensei: mentor illuminati capaci di guidare i nostri founder/samurai nel loro percorso di crescita economica e perché no, anche spirituale. Sensei, nella lingua giapponese, significa “nato prima” e viene identificato in una persona ricca di esperienza e competenze che abbia voglia di trasmetterle agli altri per farli crescere.

Ti riconosci in questa descrizione?

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